Marco Coradin     

 

 

ACLI e capitale sociale

di Marco Coradin

 

consigliere provinciale delle Acli di Padova 

 

 

 

                     

Come sta cambiando la democrazia in Italia? E' la domanda a cui vuole rispondere il libro "Qualità della democrazia. Capitale sociale, partiti e culture politiche in Italia" di Marco Almagisti (Roma 2006), coniugando le vicende del sistema politico italiano con il tema, strettamente attuale, della qualità della democrazia. L'idea di fondo del testo può essere sintetizzata nella metafora dei "cerchi concentrici": la democrazia consiste, in primo luogo, in un insieme di procedure che permettono la libera scelta dei governanti da parte dei governati, alle quali vanno aggiunte quelle dimensioni di contesto che ne rendono effettiva l'applicazione. Sviluppando l'intuizione di un possibile incontro fra lo studio della qualità democratica e quello del capitale sociale, il volume si sofferma sul caso italiano, in cui i sistemi di associazione si connettono con le vicende di due aree politico-sociali e territoriali quali la "zona bianca" del Nordest e la "zona rossa" nell'Italia di mezzo. Concentrando entro tali ambiti l'approfondimento empirico, vengono ricostruite le relazioni delle società locali con i partiti politici, ovvero con quei soggetti collettivi che hanno consentito, in Italia, l'ancoraggio della democrazia e si esplorano da questo punto di vista le più recenti trasformazioni della politica italiana.

In particolare "un dato che affiora con nettezza è la maggiore distanza attualmente percepita da ampi segmenti della società civile rispetto al sistema politico (sia locale che nazionale). In altri termini, la possibilità di esprimere una più efficace (e sotto alcuni aspetti meno scontata) accountability verticale non pare garantire quei livelli di responsiveness conseguiti per mezzo dell'accountability  orizzontale realizzata attraverso associazioni collaterali alla DC. Si può cambiare il partito di riferimento, si può sperare che il nuovo partito a cui si attribuisce, nel segreto dell'urna, il proprio voto sia più recettivo nei confronti delle proprie richieste, ma questa possibilità sembra non colmare il gap d'integrazione che scaturisce dalla crescente segmentazione della società civile e dall'ampliamento della distanza percepita nei confronti delle istituzioni politiche (1). Tale elemento contribuisce a spiegare come a una, seppure limitata, propensione a cambiare il proprio indirizzo di voto si accompagnino, per tutti gli anni Novanta e sino a oggi, indici di fiducia decrescente verso le istituzioni politiche, con due eccezioni molto significative. La prima è costituita dai comuni" (2), la seconda dalla Presidenza della Repubblica da Ciampi in poi. 

 



NOTE

(1) "Questo tema è avvertito con chiarezza dai membri delle associazioni più rilevanti. Così si esprime Marco Coradin, consigliere ACLI, già responsabile provinciale dei giovani delle ACLI di Padova: "Quando i cittadini si rivolgono a noi per una questione, sappiamo che la fiducia viene riservata alle ACLI come struttura di raccolta delle domande sociali che non alle istituzioni [...]. Rispetto ai tempi della DC la situazione oggi è molto più complessa [...]. Per quanto riguarda il futuro dovremmo ricostruire una fiducia diffusa a livello locale, che possa creare compattezza rispetto ad una frammentazione che c'è, noi quindi dovremmo costruire capitale sociale". Testuale!" (A. ALMAGISTI, Qualità della democrazia. Capitale sociale, partiti e culture politiche in Italia, Roma 2006, p. 297). 

 

(2) Ibidem, pp. 277-278.

 

 

 

 

  Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.