Marco Coradin     

 

 

 

Incontro don Livio Destro

(26 gennaio 2005)

 

 

 

 

 

Il 26 gennaio 2005 m'incontro in Casa Pio X con don Livio Destro, nell'Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro della mia Diocesi per discutere sulle nuove tesi congressuali di GA, che io non condivido e alle quali preferisco quelle più semplici ed alternative emerse dalla rete e dal basso ad opera di GA di Napoli. Anche per don Livio le tesi nazionali di GA dal titolo Segnare/sognare il cammino sono troppo lunghe, e un po’ dispersive. Afferma poi che il giovane di GA è uno che deve stare nelle strade della storia, non tanto essere un pellegrino religioso come c'è scritto lì. Nel 2005, poi, corre il 40° della Gaudium et Spes, ma nelle tesi di GA c’è poca Dottrina sociale della Chiesa e nessun riferimento a questo importante documento. La figura religiosa che don Livio ha molto a cuore non è Charles de Foucault, ma è Carlo Carretto. A me, invece, non piace nessuno dei due.

Per don Livio nelle tesi bastava scrivere tre cose, ma ben chiare distinte e concise, come:

  1. 1) i giovani cristiani e il bene comune, per parlare di:

·  il lavoro di coesione sociale dei giovani;

·  la politica e il welfare giovanile;

·  il volontariato e il servizio civile;

  1. 2) il lavoro come questione sociale, e non come questione individuale;
  2. 3) il sentirsi cittadini planetari, ovvero:

·  il dialogo religioso;

·  la pace;

·  la solidarietà internazionale;

·  l’apertura all’altro.  

Per Don Livio GA di Padova del prossimo futuro dovrà vivere la tensione:

  1. - del glocale, tra locale e globale;
  2. - e dei valori incarnati: per cui dovrà essere testimonianza profetica - letteralmente - di “giovani inquietanti (sic!) [1].
  3. A dire il vero quest'ultima cosa, che trovo paurosamente "sinistra", a me inquieta di più, anche perché congiunta alla vocazione glocale essa sembra parlarmi nient'altro che del marketing territoriale e dell'estetica del terziario delle professioni neoborghesi [2] e non di GA quale soggetto sociale delle Acli che aggrega a Padova i giovani lavoratori in quanto dipendenti e/o precari.



NOTE

[1] Don Livio non dice “giovani inquieti” come lo sono gli aclisti per il futuro presidente Andrea Olivero (cfr. A. OLIVERO, ACLI: sessant’anni di “inquieta fedeltà” in “Aggiornamenti sociali”, 6, Milano 2005, p. 429), ma “inquietanti”. Così  a me viene in mente il senso di giovani che “danno a pensare” o anche quello di giovani “pericolosi e tremendi” cioè uomini del sacro (G. van der LEEUW, Fenomenologia della religione, trad. it. di V. VACCA, Torino 2002). Molto più probabilmente, invece, don Livio allude solo al senso deleterio di giovani “sinistri e niente affatto retti”, giovani che inquietano e mettono paura come li descrive Massimo Cacciari in "Sinistreritas"  (cfr. AA.VV., Il concetto di sinistra, Milano 1982, pp. 7-19). C’è da dire, però, che la categoria dell’inquieto, come dell’uomo che seppur sia di sinistra rimane ugualmente retto, è sollecitata ad Olivero dal filosofo politico Mario Tronti, che a sua volta, riflettendo anni fa sul concetto di sinistra, ha stimolato la deformazione dell'inquietante allora a Massimo Cacciari ed ora a don LIvio Destro, che dal settembre 2006 è diventato il nuovo arciprete di Thiene (VI). 

[2] cfr. F. TARTAGLIA, Essere glocali. Padova, il Bacino Termale Euganeo e Montagnana come attori territoriali nell'estetica del terziario, Padova 2003; A. BONOMI, La neoborghesia e il capitale sociale, in AA.VV., Che fine ha fatto la borghesia? Dialogo sulla nuova classe dirigente in Italia, Torino 2004, pp. 69-124. 

 

 

 

 

 

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