Marco Coradin     

 

 

E' ora di ... (impegnarsi)

di Marco Coradin

 

consigliere provinciale delle Acli di Padova 

 

 

 

                     

E' ora di ... 

Cammino formativo per gruppi giovani

 

"E' ora di ... Cammino formativo per gruppi giovani" (Padova, 2003) è un sussidio e uno strumento che si propone come percorso introduttivo alle problematiche del socio-politico, è un itinerario di gruppo di 5 incontri che vuole essere anticamera e stimolo per eventuali scelte di impegno responsabile nel sociale e nel civile nel nome della speranza in senso umano e cristiano. E' pensato per i giovani di età compresa fra i 19 e i 25 anni.

Nasce dalla collaborazione del Settore Giovani di AC di Padova con l'ufficio diocesano di Pastorale Sociale del lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato e con Gioventù Aclista. Lo hanno realizzato: Stefano Baldussi, Marco Coradin, don Livio Destro, Davide Furlan, Lamberto Salvan, Marco Tonello e Carlo Zaina. 

L'itinerario riprende in diverse parti quelli che sono i contenuti della dottrina sociale della Chiesa, che nasce nel XIX secolo in riferimento di problemi posti dalla rivoluzione industriale e che comprende oggi altri problemi come la politica, la società, il rapporto Nord-Sud del mondo, la guerra e la pace, lo sviluppo, la solidarietà, la salvaguardia del creato. La dottrina sociale della Chiesa è parte dell'insegnamento morale e pastorale del Magistero dei pontefici (Rerum novarum - 1891; Quadragesimo anno - 1931; Mater et magistra - 1961; Pacem in terris - 1963; Populorum progressio - 1967; Octogesima adveniens - 1971; Laborem exercens - 1981; Sollecitudo rei socialis - 1988; Centensimus annus - 1991) e dei documenti delle Chiese particolari che riguardano temi sociali.

 

 

Prima tappa - Dal sogno alla speranza

 

Obiettivo: aiutare a dare un nome ai propri sogni.

Idee di fondo: sempre più si legge nel comportamento dei giovani la difficoltà di sognare, di guardare avanti riconoscendosi protagonisti del proprio futuro sorretti dalla speranza "che non delude" (Rm 5,5).

Concretamente: chiedere a ciascun giovane quelli che sono i suoi sogni nel cassetto cercando di vedersi da qui a 20anni.

Testimone: Martin Luther King.

Preghiera: salmo 33.

Ascoltiamo la parola di Dio: prima lettera di Pietro (1,3-5; 3,13-15).

Ascoltiamo la parola della Chiesa: Gaudium et Spes n. 1.

 

 

Seconda tappa - La mia speranza incrocia quella degli altri

 

Obiettivo: aiutare a capire che le speranze di ogni individuo vivono e possono realizzarsi soltanto all'interno di una comunità più ampia di persone.

Idee di fondo: La vita degli uomini del nostro tempo è caratterizzata da un forte individualismo e si fa fatica a considerare gli altri come persone con cui condividere dei sogni, come compagni di strada che magari coltivano e inseguono le stesse speranze.

Concretamente: chiedere ai partecipanti di realizzare individualmente, o facendosi aiutare, una torre la più alta possibile e scoprire che l'alleanza a progettare e lavorare insieme è "pensare in grande".

Testimone: don Tonino Bello.

Preghiera: salmo 133.

Ascoltiamo la parola di Dio: prima lettera di Giovanni (4,7-12; 4,19-21).

Ascoltiamo la parola della Chiesa: Gaudium et Spes nn. 24-25.

 

 

Terza tappa - Siamo tutti responsabili di tutti

 

Obiettivo: aiutare a capire che oggi nessun ragionamento può esser fatto senza fare i conti con la dimensione mondiale della nostra società. La qualità della vita di ogni singolo si gioca su equilibri globali.

Idee di fondo: la quotidiana convivenza con miliardi di persone sparse per tutto il globo si basa su equilibri fragili. Uno sviluppo "qui oggi" può voler dire un non sviluppo altrove, un arretramento o un impoverimento per il domani. La crescita della globalizzazione comporta conseguenze positive e negative.

Concretamente: si legge un estratto di una lettera dei vescovi dell'America latina e alcune tabelle sulle contraddizioni della globalizzazione: il liberismo assoluto è quello delle "libere galline con libere volpi". Di fronte a queste provocazione si chiede al gruppo di reagire e si conclude che lo stile di vita dei Paesi occidentali va necessariamente rivisto; vengono proposti poi il commercio equo e solidale e i bilanci di giustizia delle famiglie.

Testimone: Rigoberta Menchù.

Preghiera: cantico di Maria (Lc. 1,46-55).

Ascoltiamo la parola di Dio: vangelo di Luca (16,19-31).

Ascoltiamo la parola della Chiesa: Gaudium et Spes n. 69.

 

 

Quarta tappa - Il bene comune si fa progetto

 

Obiettivo: far comprendere come le speranze degli uomini possono realizzarsi insieme solo se vengono tra loro armonizzate e che ciò può avverarsi solo progettando azioni orientate al raggiungimento del "bene comune".

Idee di fondo: costruire una comunità più ampia delle famiglie e dei gruppi che formano la società dove il bene di ciascuno può contribuire a raggiungere il bene di tutti gli uomini, il "bene comune".

Concretamente: si propone un caso di studio esposto in 3 parti.

Testimone: Vittorio Bachelet.

Preghiera: salmo 19.

Ascoltiamo la parola di Dio: prima lettera di Paolo ai Corinzi (12,12-25).

Ascoltiamo la parola della Chiesa: Gaudium et Spes n. 74.

 

 

Quinta tappa - E' ora di...

 

Obiettivo: far scoprire il valore della cittadinanza responsabile.

Idee di fondo: la cittadinanza responsabile è un passo fondamentale per perseguire il bene comune. Ogni persona non ha valore solo quando vota ma è chiamata ad essere cittadino tutto l'anno: esercitando il controllo sugli eletti, frequentando partiti, gruppi, associazioni e movimenti che si dedicano alla crescita civile e democratica degli uomini oppure ancora facendo piccoli ma significativi gesti, come la firma di una petizione o il mandare una e-mail di sostegno o protesta. Ognuno si deve sentire investito di una responsabilità individuale nei confronti della comunità che si concretizza in uno stile di vita attendo a quello che succede a livello sociale-politico (nel micro e nel macro) e sensibile ai temi della partecipazione, della legalità (intesa come rispetto agli altri) e della solidarietà (il prendersi cura delle persone). Ognuno è poi responsabile nel senso che deve rispondere alla propria coscienza e al futuro proprio e delle prossime generazioni. 

Il richiamo alla partecipazione responsabile viene sottolineato anche dalla Conferenza Episcopale Triveneta: "C'è una responsabilità politica fondamentale che grava su ciascuno, senza eccezioni. Essa si esprime nel leale rapporto con le istituzioni, nella consapevole sottomissione alle leggi in quanto espressive delle esigenze del bene comune, nell'adempimento puntuale dei doveri e delle prestazioni sociali richiesti, a cominciare dagli obblighi fiscali, nell'esercizio delle forme di partecipazione democratica che l'ordinamento giuridico già prevedeva e ha recentemente incrementato (nella scuola, nei consultori, nei quartieri, nel comune), nell'espressione del voto per l'elezione dei nostri rappresentanti nelle diverse istanza politiche locali, nazionali, europee.

Vivere queste responsabilità è dovere di ciascun cristiano; se questo primo, elementare livello di partecipazione, anche critica e propositiva, ci trovasse tutti attenti ed impegnati, molte cose andrebbero meglio e più vigile ed efficace sarebbe il giusto controllo dei cittadini sulla gestione della cosa pubblica; mentre il sottrarsi a tali responsabilità rende poco credibile o addirittura improponibile ogni pur doverosa critica per le cose che non vanno" (CET, Per un'educazione alla politica n. 5, 1993).

Questa tappa è la conclusione di un cammino che dai sogni, dalle speranze, porta i giovani a scoprire il valore dell'impegno quotidiano. Li si accompagna a capire che la vita e l'impegno politico vanno vissuti giorno per giorno, proprio in quelle situazioni in cui ci si trova a vivere, con spirito di intelligenza, sapndo leggere dentro alle cose, dentro agli avvenimenti. Essere cittadini e ancora prima persone responsabili significa mettere a frutto i propri talenti per renderli servizio all'interno della società.

Concretamente: si inizia l'incontro cantando la canzone dei Nomadi "Dio è morto" come si trattasse di una semplice introduzione per scaldare l'ambiente (ovviamente c'è bisogno di una chitarra!). In un primo momento non si dice sia anche parte integrante dell'attività.

La canzone finisce e si consegna ad ognuno il suo testo dando la possibilità di rileggerlo con calma e di sottolineare i punti che più fanno pensare (durata 5'). Di seguito si condivide insieme (durata 15'). Una traccia dei contenuti che sarebbe bene venissero fuori potrebbe essere:

La canzone ci aiuta a prendere coscienza di come il mondo sia contraddittorio, a volte anche difficile da accettare, da capire. Sembra che non ci sia più niente che dia gusto e colore alla vita: anche Dio è morto, cioè il sistema dei valori è stato corroso, l'aria che "respiriamo" è inquinata, se non addirittura tossica... verso quale traguardo ci metteremo allora in cammino per recuperare il significato delle cose, il gusto della vita, il valore della nostra presenza?

Forse, anche quando ci sembra che regni sovrano il nulla c'è spazio per il nostro impegno, per il nostro coraggio, per la nostra voglia di cambiare il mondo, per una speranza che abbiamo il compito e l'onore di coltivare: sappiamo, infatti, che se Dio muore... è solo per 3 giorni. Così anche noi, la nostra generazione è pronta per fare questa nuova rivoluzione che non si nutre del sangue della violenza, ma nasce dalla sensibilità dei nostri cuori.

La canzone dei Nomadi sicuramente non ci lascia indifferenti, smuove la nostra sensibilità, però si ferma su un orizzonte abbastanza vasto, non ci dice cosa fare nella vita di tutti i giorni. Il passo successivo sarà allora quello di calarsi nel nostro quotidiano.

Si disegna su un cartellone un grande orologio allo scopo di mostrare quanto sia importante per ognuno il suo tempo giornaliero di impegno e di responsabilità. Con l'aiuto dei presenti si pensa di scandire ogni ora della giornata con un impegno personale, tenendo presente però che alcune ore, oltre quelle che si dedicano normalmente al sonno, dovranno essere prive di compiti da fare, dovranno essere completamente libere e "irresponsabili".

Questi impegni personali devono essere veramente quotidiani, coinvolgere per esempio il proprio modo di vivere la città, il proprio modo di essere consumatori attenti, il proprio modo di affiancarsi a chi ne ha più bisogno, il proprio modo di essere studenti o lavoratori responsabili (durata 40').

Piccole azioni che ognuno può far già proprie dal giorno successivo all'incontro. Sarebbe bello che ogni partecipante si assumesse almeno uno di questi impegni di fronte a tutto il resto del gruppo motivando la sua scelta (durata 15'). E' un modo per dire: "Ci sto! E voi siete testimoni di questo... se sgarro alla mia promessa avete il compito di farmelo presente!".

Piccole azioni che a distanza di qualche mese possono essere verificate dal gruppo.

E' importante educare i giovani a prendersi responsabilità portandole a termine con convinzione, troppi sono infatti i buoni propositi lasciati per strada...

Alcuni esempi di azioni concrete possono essere:

Ø     scegliere di tenersi informati su quello che succede nella propria città o paese a livello politico e/o sociale leggendo almeno una volta alla settimana le pagine locali dei giornali, passando almeno una volta al mese per il municipio, l'ufficio giovani, l'ufficio affari sociali, ... ("informasi" è il primo passo fondamentale per poter vivere una cittadinanza responsabile!);

Ø     appoggiare campagne di sensibilizzazione promosse a livello nazionale o internazionale su tematiche di attualità quali la salvaguardia del creato, la pace e la giustizia (d'aiuto in tal senso è il sito di Unimondo);

Ø     se si è studenti, aprire gli occhi cercando di capire quali siano i problemi della propria università o scuola, della propria facoltà o corso, dare una mano ai propri rappresentanti, rendersi disponibili o prendere l'iniziativa se si è a conoscenza di un qualche problema di cui nessuno si vuol far carico (orari delle lezioni, aule, date d'esame, ricevimento professori, studenti disabili e barriere architettoniche, ...);

Ø     informarsi sulle attività di volontariato presenti nel territorio e vedere se una di queste può fare al caso nostro (una scelta di tal genere può essere anche leggera, nel senso di impegnarci una volta ogni 15 giorni, ma l'importante è che sia perseguita in modo continuativo e con convinzione, non quando ci piace o ne abbiamo voglia.

Da non tralasciare durante la discussione in gruppo il far presente che molte volte non si tratta tanto di cercare nuove cose da fare ma di vivere meglio ciò che già si fa. Prendiamo lo studio e il lavoro per esempio: ci impegnano per la maggior parte della giornata e dovrebbero essere luogo privilegiato d'impegno e testimonianza di questo nostro essere cittadini responsabili, talvolta però non è così...

Spesso c'è la convinzione che per "aiutare il mondo" si debba far qualcosa di diverso dal proprio lavoro, che studiare, formarsi, non serva. Di seguito riportiamo la biografia di Gino Strada, un medico come tanti altri che però ha fatto del suo lavoro uno strumento per andare incontro alle situazioni di estrema sofferenza presenti in luoghi martoriati dalla guerra. Il riassunto della sua vita può essere uno spunto per la parte conclusiva dell'incontro (durata 10').

Si arriva quindi alla preghiera sulle note della canzone di Bob Dylan "Blowin'in the wind" (la canzone originale di sottofondo ed una voce legge la traduzione in italiano).

Testimone: Gino Strada.

Preghiera: salmo 146.

Ascoltiamo la parola di Dio: vangelo di Matteo (20,20-28).

Ascoltiamo la parola della Chiesa: Gaudium et Spes n. 75.

 

Invochiamo insieme:

 

Ci impegnamo noi e non gli altri

unicamente noi e non  gli altri,

né chi sta in alto né chi sta in basso,

né chi crede né chi non crede.

Ci impegnamo 

senza pretendere che altri s'impegnino,

con noi o per suo conto,

come noi o in altro modo.

 

Ci impegnamo

senza giudicare chi non s'impegna,

senza accusare chi non s'impegna,

senza condannare chi non s'impegna,

senza disimpegnarci perché altri non s'impegna.

Ci impegnamo

perché non potremmo non impegnarci.

C'è qualcuno o qualche cosa in noi,

un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,

più forte di noi stessi.

 

Ci impegnamo

per trovare un senso alla vita,

a questa vita, alla nostra vita,

una ragione che non sia una delle tante ragioni,

che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.

Si vive una sola volta

e non vogliamo essere "giocati" 

in nome di nessun piccolo interesse.

 

Non ci interessa la carriera,

non ci interessa il denaro,

non ci interessa la donna o l'uomo

se presentati come sesso soltanto,

non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,

non ci interessa passare alla storia.

 

Ci interessa di perderci

per qualche cosa o per qualcuno

che rimarrà anche dopo che noi saremo passati

e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

 

Ci impegnamo

a portare un destino eterno nel tempo,

a sentirci responsabili di tutto e di tutti, 

ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,

verso l'amore.

 

Ci impegnamo

non per riordinare il mondo,

non per rifarlo su misura, ma per amarlo;

per amare

anche quello che non possiamo accettare,

anche quello che non è amabile,

anche quello che pare rifiutarsi all'amore,

poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore

c'è, insieme a una grande sete d'amore,

il volto e il cuore dell'amore.

 

Ci impegnamo

perché noi crediamo all'amore,

la sola certezza che non teme confronti,

la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari) 



BIBLIOGRAFIA

- M. BENASAYAG, Contro il niente. ABC dell'impegno, trad. it. di G. SARTORIO, Milano 2005.

- F. GESUALDI, Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Milano 1999.

- G. MARCON, Le ambiguità degli aiuti umanitari. Indagine critica sul terzo settore, Milano 2002.

- G. MARCON, Come fare politica senza entrare in un partito, Milano 2005.

- A. NANNI, Economia leggera. Guida ai nuovi comportamenti, Bologna 1997.

 

 

 

 

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