Marco Coradin     

 

 

 

Laureato in scienze filosofiche il 21/3/2016 presso l'Università degli Studi di Padova

con il Ch.mo Prof. Maurizio Merlo 

 

La mia prolusione di laurea

Questa tesi intitolata Jean-Jacques Rousseau e il pactum subiectionis affronta un’indagine aristotelica sulla quaestio teoretica di filosofia politica su quale sia il fondamento o l’essenza del patto sociale stipulato dai singoli all’origine dello Stato in Rousseau. In essa si è condotta un’analisi concettuale sul Contratto sociale di Rousseau e sulla scorta della lezione di Robert Derathé si sono considerati i filosofi politici precedenti che hanno influenzato l’autore e non quelli che ne sono stati influenzati successivamente.

Innanzitutto si deve dire che si è scartata l’ipotesi che nel Contratto sociale ci sia un doppio patto, perché il Contratto sociale esprime un concetto declinato al singolare e lo stesso Rousseau non si contraddice affermando il contrario. Infatti con la stipula del contratto sociale termina la contrattazione pubblica e, dice Rousseau, non ci sarebbe un altro contratto che non sia violazione del primo. Anche l’adozione della regola della maggioranza, che è una legge che presuppone l’unanimità, è un’istituzione e una conseguenza del contratto originario e non un altro contratto.

Detto questo, nell’analisi condotta sull’unico patto nel Contratto sociale di Rousseau si sono seguiti gli importanti studi di Otto von Gierke e Gioele Solari sviluppati più recentemente da Giuseppe Duso assieme ad Alessandro Biral, da cui è risultata evidente l’influenza più teorica che testuale delle argomentazioni di Hobbes sulle logiche del potere. L’innovazione compiuta rispetto a questi studi consiste nel rinvenimento non del pactum unionis ma del pactum subiectionis nel Contratto sociale di Rousseau.

Si è cercato di dimostrare che lo Stato rousseauiano è una semplice modalità d’espressione costituzionale rispetto al sovrano per istituzione volontaria di Hobbes. Ossia delle tre forme di Stato convenzionale, cioè costituite con un patto, di monarchia, aristocrazia e democrazia di Hobbes, Rousseau accoglie e difende la sola democrazia hobbesiana, che chiama sovrano o Stato (popolare) di cui i cittadini o sudditi sono membri, costituita sostanzialmente dalle stesse argomentazioni istituzionali e quindi con lo stesso pactum subiectionis. Si è scartata quindi come insoddisfacente la letteratura che vede nel Contratto sociale solo il pactum unionis o per legittimare la presenza di individualità sovrane che però in Rousseau non ci sono perché la sovranità, che spetta all’intero corpo politico ed è indivisibile, viene costituita con la sottomissione alla persona pubblica del soggetto sovrano di cui si predica, o per sancire criticamente il rischio della rivoluzione permanente dettata dalla dittatura della maggioranza che con l’adozione della teoria del pactum subiectionis viene invece evitata.

Ora leggendo il Contratto sociale bisogna rilevare razionalmente che dal mero fatto che il singolo si unisca volontariamente a tutti gli altri e stipuli con essi un patto di associazione, non gli deriva alcun obbligo d’obbedienza. E infatti, se è vero che unendosi volontariamente a tutti non si obbedisce a nessuno in particolare, cioè non si creano vincoli di dipendenza personale (e la schiavitù è definita da Rousseau come assurda e inconcepibile), ciò non toglie che successivamente vi possa essere da parte del singolo una volontà diversa dalla sua cui obbedire, sia essa riferibile a un tutti unanime di cui non fa parte o solo alla maggioranza dei consociati. Chi o che cosa imporrà quella volontà generale diversa dalla sua particolare ed eviterà che il singolo o la minoranza, dissentendo, risolvano il contratto di associazione?

Per intendersi da un punto di vista razionale bisogna convenire che l'atto con il quale si creano vincoli d’obbedienza non è l’atto d’associazione propriamente detto, ma è l’atto con cui ci si sottomette ad un’autorità che, per Rousseau, per essere legittima deve fondarsi anch'essa su un patto. Scartata l’ipotesi del doppio patto, bisogna indagare se sia sostenibile l’idea che nel Contratto sociale ci sia un semplice pactum unionis che garantisce in via di principio la libertà ma anche la possibile distribuzione della sovranità parcellizzata nei singoli o piuttosto un pactum subiectionis che invece riconosce e risolve il conflitto teorico tra il problema della libertà e quello dell’autorità cercando di dare ordine e stabilità allo Stato.

Si deve affermare che è necessariamente vero che dal semplice fatto di unirsi agli altri si rimane liberi come prima, perché il problema della libertà è connesso a quello della subiectio, e non a quello dell'associazione (cioè dell’unio). Così col dire con Hobbes nel De cive che associandosi in un comitato temporaneo o in una società di mutuo soccorso si è liberi come prima non si afferma nient'altro che il vero, ma il problema sorge nel momento in cui ci s’interessa della durata e della stabilità dell’associazione politica dello Stato, che si regge, necessariamente, sulla subiectio e la coercitio verso i sudditi dissenzienti. Infatti è perché si è soggetti allo Stato che si è soggetti alle sue leggi, cioè alla volontà generale che è interiorizzata con l’auto-contratto e che non si può rompere, ma solo abrogare, modificare o violare. Così essere soggetti allo Stato è rispettare il contratto sociale e non romperlo col dispotismo o la rivoluzione. Poi c’è sottomissione alla persona pubblica del sovrano o Stato innanzitutto prima che a quella del governo, per cui non ha senso dire che del suddito dissenziente si preoccupa colla coercitio solo quest’ultimo, perché anche in questo caso non viene risolto il problema della sua subiectio che necessariamente rimane. È solo perché c’è un pactum subiectionis verso il sovrano o Stato che c’è sottomissione alla sua volontà generale che delega il governo a provvedere colla coercizione ai casi particolari in conflitto col primo.

In definitiva sono cose completamente differenti la creazione del sovrano ottenibile anche con un pactum unionis dalla soggezione volontaria ad esso realizzabile invece con un pactum subiectionis. Rousseau ne è intimamente consapevole quando afferma esplicitamente che le clausole del contratto sociale sono determinate dalla natura dell'atto, ovunque tacitamente ammesse e riconosciute, anche se mai formalmente enunciate, riducibili tutte ad una sola: l'alienazione totale di ogni associato con tutti i suoi diritti a tutta la comunità (cioè l’alienazione di tutti al sovrano).

Si può notare come in questo passo compaia nella clausola dell’alienazione totale il contenuto di quanto Hobbes assegna al pactum subiectionis, ovvero alla promessa di trasferire reciprocamente al sovrano la persona e i beni di ogni singolo, lo ius ad ommia di ciascuno. Ora, ciò che per Hobbes è il patto di dominazione, l'alienazione totale, per Rousseau è la sola ed unica clausola contrattuale, definita come l’essenza del patto sociale. Per cui, affermare che il contratto sociale si risolve essenzialmente e naturalmente nella sola clausola o patto di dominazione, equivale ad affermare che l'unico patto stipulato a fondamento della società non è il pactum unionis, ma il pactum subiectionis. Tutti i singoli si riuniscono con l'intenzione di stipulare il patto di soggezione nei confronti di un terzo, l'assemblea di tutti, che è persona terza rispetto ai suoi membri e non seconda, perché non ne è l’avente causa o controparte contrattuale visto che non partecipa alla stipulazione del patto stesso.

In definitiva in questo lavoro di tesi si cerca di dimostrare che anche Rousseau, sotto l’influenza di Hobbes, è convenzionalista nella definizione del pactum subiectionis a costituzione del sovrano e dello Stato, e così può logicamente intendere l’unio come subiectio. Deriva quindi dalla forma costituzionale dello Stato o sovrano (popolare) rousseauiano, che è identica a quello che Hobbes chiama “democrazia”, la maggiore libertà dei cittadini o sudditi, e non dal fatto che si generi con un pactum unionis. Infatti anche il pactum subiectionis verso l’autorità del sovrano popolare garantisce quella notevole libertà costituzionale che è dettata dall’uguale partecipazione di tutti al potere sovrano.

Si può concludere che il pactum subiectionis è il fondamento o l’essenza del Contratto sociale di Rousseau.

 

   

 


 

 

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