Marco Coradin     

 

 

Il mio NO alla deforma costituzionale Renzi-Boschi

di Marco Coradin

 

 

 

 

Mi pare si intacchi la Costituzione continuamente, con cose subdole come tentativi subdoli di legislazione ad hoc, per interessi particolari o di fazione… è un momento deprimente.

MARIO LUZI - 2003

 

 

Qui non si tratta di innovare; si tratta, al contrario, di impedire le innovazioni;

non si tratta di stabilire leggi nuove, ma di conservare le vecchie leggi.

JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Lettere dalla montagna (1764)

 

 

 

L’attacco all’ultima fortezza, cioè la Costituzione che è l’unico bene comune rimasto dopo la privatizzazione di petrolio e acqua, da parte della deforma Renzi-Boschi, chiama gli italiani al dovere della responsabilità del voto giudizioso e contrario. La nostra Costituzione, oltre che bella, è buona e va lasciata così com’è, perché istituisce il buon costume della nostra democrazia che è buono perché nasce dal diritto consolidato.

Si vuole il superamento del bicameralismo perfetto e paritario, perché non si vuole che ci sia più discussione in Parlamento tra camere composte da onorevoli di due generazioni diverse (la ponderazione legislativa bicamerale facilita la saggezza del legislatore), in favore degli atti decisivi di una maggioranza che recide il suo legame con gli interessi del popolo tutto, cosa che nella prassi istituzionale è già venuta meno con l’abuso della richiesta di fiducia al Governo per far passare i dispositivi maggioritari contro le minoranze parlamentari, che per sommatoria rappresentano però la maggioranza dei cittadini italiani che vanno a votare. Inoltre con questa deforma la distinzione delle funzioni bicamerali, cioè la sostanziale schizofrenia istituzionale, rende il Parlamento magico, un organismo potenzialmente popolato da maghi e stregoni del capitale che rappresentano la Nazione.

Con questa deforma ciò che viene espropriato è il diritto politico del suffragio universale diretto dei cittadini italiani, che diventano semplici designatori di 74 candidati poi eletti dai Consigli Regionali (che hanno la facoltà reciproca di eleggere 1 senatore già sindaco di un comune regionale) per costituire il nuovo Senato come corporazione di Regioni. Così i cittadini vengono impoveriti di diritto politico.

Il nuovo Senato poi non è più un senatus, cioè una camera degli anziani, ma solo di semplici maggiorenni, per cui diventa un Senato nominalistico, convenzionale, senza sostrato ontologico. I giovani potrebbero divenire senatori, che è una contraddizione, va contro la semantica reale e l’ordine della vita.

Il fatto che i senatori non abbiano diritto a retribuzione e svolgano il proprio mandato a titolo gratuito com’è per i consiglieri provinciali, dimostra che questa Camera sia depotenziata da un punto di vista produttivistico: laddove c’è un lavoro di così alto grado ci deve essere una paga per non ritornare allo Statuto Albertino (art. 50). Si tratta inoltre di un principio contrario alle conquiste di sinistra a partire dalle rivendicazioni dei cartisti.

Insomma collegando questa deforma alla legge elettorale dell’Italicum si vuole instaurare legalmente una dittatura.   

L’unica revisione costituzionale che invece ha senso è quella di ridurre solo il numero dei parlamentari lasciando il resto della Costituzione così com’è. Infatti la Repubblica italiana ha bisogno di una duplice stabilità: un governo stabile (che non si ottiene con l'artificio delle leggi elettorali ma solo con la mentalità e le virtù dei parlamentari) e una Costituzione stabile che sola può contrastare la vorticosa destrutturazione neoliberale.  Inoltre a poter fare non una riforma ma una revisione costituzionale è solo il Parlamento, che ha funzione cerebrale per lo Stato e non cardiaca, che non presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e che quindi può modificarla nei modi previsti dall'art. 138, ma non il Governo (In questo caso la riforma Renzi-Boschi è proprio di iniziativa dell'esecutivo che ha addirittura un ministro per le riforme) che invece presta giuramento (art. 93) e quindi non ha alcun potere di proporre revisioni. 

 

 


 

 

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