Marco Coradin     

 

 

 

Lettera a Francesco (Pancho) Pardi (*)

 

 

 

 

Oggetto: Morto un ulivo se ne fa un altro ... - diverso però!

 

Caro prof. Francesco Pacho Pardi,

            sono Marco Coradin e ci siamo conosciuto a Padova quest'ultimo venerdì sera. Ero presente all'incontro-dibattito dell'Italia dei Valori e ho seguito gli interventi con pacifico interesse.

Ho chiesto più volte a chi conduceva il dibattito di farle una domanda, ma solo alla fine, a microfoni spenti, sono riuscito a farlo.

Mi ha chiesto di riproporle via e-mail il ragionamento e la conclusione cui sono giunto già dal momento in cui lei e gli altri avete cominciato a interpretare le nostre coscienze, facendo emergere tutta la ricchezza che il sistema politico, invece, reprime.

Ecco quindi l'analisi.

L'Ulivo è stato ucciso da Massimo D'Alema, non tanto nel momento dell'inciucio della bicamerale coem si sente dire quasi da tutti, quanto invece quando si è lasciato corrompere dalla logica del potere e, caduto Prodi, anziché portarci velocemente a nuove elezioni, si è proposto come Presidente di un nuovo Consiglio dei Ministri. Questo è stato l'errore epocale di D'Alema che, per ambizioni personali e di partito, ha soffocato la primavera del popolo italiano, il quale, invece, ancora eccitato e spiritualizzato dalla bella e partecipativa azione politica di Prodi e Veltroni, li avrebbe riconfermati in Parlamento con una maggioranza superiore.

Così non è stato, ed è falso giustificare ciò che è avvenuto con la prassi della ragion di Stato, secondo cui, essendoci alle porte la guerra del Kossovo, non dovevamo dare segni d'instabilità al mondo intero o ad un ipotetico nemico balcano.

Sono stupidaggini queste! s'intende, visto che l'unica forma d'instabilità che si sarebbe dimostrata sarebbe stata quella che il popolo avrebbe ripreso a partecipare alla politica e, col farlo, avrebbe fortificato lo Stato italiano. Non sempre le opportunità vanno colte, e un vero politico come Massimo D'Alema, per reggere uno Stato, deve almeno dare prova di dominare se stesso. Ci sono vizi in politica che non pagano mai. Infatti siamo a questo punto.

Sappiamo poi che cosa se ne è fatto dell'Ulivo e come tutti i suoi leader si siano cercati un ruolo e una carica istituzionali che li tenesse politicamente impegnati. Credo che il loro sia stato un tentativo nobile per continuare ad essere degli uomini politici, nonostante il tradimento di molti amici, compagni e alleati che, scioccamente sprovvisti di occhiali da sole, sono rimasti accecati dal potere. Nelle cose umane quando i secondi, anziché seguire i primi, li invidiano e vogliono surrogarli, allora ci si guadagna in mediocrità.

Adesso è tornato Prodi ma a presentargli che l'Ulivo è pronto ("in armi") ed è tutto unito con lui, non è tanto la società civile che lo ha fondato ma che da un pezzo non lo abita più, ma il piccolo sistema dei partiti che dal governo D'Alema in poi lo ha fagocitato e sussunto. Così Prodi è già ingabbiato, non potrà condurre alcun risveglio profetico italiano. Lo stesso è già accaduto a Cofferati. Il sistema li ha mangiati. L'importante, per chi tiene le fila del discorso, è che l'Italia resti morta così com'è e che il suo governo sia facile. Chi si risveglia è inevitabilmente demonizzato.

Il sistema destra/sinistra parlamentari è pressoché unico (salvo poche minoritarie eccezioni). E' chiuso, e per questo all'Italia manca l'aria.

Ora mi chiedo: chi, storicamente parlando, incarna lo stesso spirito di rinascita, la stessa forza risorgimentale, lo stesso conato rinascimentale dell'Ulivo delle origini? Bisogna dirci apertamente e in faccia che l'Ulivo è morto e non esiste più (anche in questo la politica dei socialisti di Boselli, mettendo il veto su Di Pietro, ha sortito i suoi definitivi mortiferi effetti!). E allora chi incarna la forza viva del corpo politico italiano ormai esangue? A partire da dove si può sperimentare una terapia riabilitativa? Dove sta la potenza del popolo italiano, la sua capacità di essere, attraverso la passione civile, fuoco e aria rigenerante? Se il sistema dei partiti è chiuso e ci manca l'aria, come possiamo respirare ed, avendo ossigeno, continuare ad essere liberi e forti?

Beh, l'unica vera forza viva, il vero erede dell'Ulivo sono i girotondini e il movimento dei movimenti. Grazie ad essi il popolo, riattivato, ha ridestato se stesso e si è ripreso in mano la sovranità. Ad esso spetta il compito di chiamare a raccolta tutta la società civile italiana che si dovrà impegnare ad un lavoro progettuale e architettonico, di cui i politici saranno prevalentemente gli esecutori e non gli artefici e i titolari in regime di monopolio. Serve un nuovo patto sociale tra popolo e i suoi rappresentanti.

La svolta è epocale, o dimostriamo che alla sovranità ci teniamo, perché questa è la forma costitutiva della Repubblica, oppure grazie alle lobby dei politici, il popolo italiano la perderà inevitabilmente. L'unica forza che ri-organizza la politica sterile, illusoria e soffocata della classe dirigente italiana è la sovranità popolare sufficientemente riattivata.

Credo che questo sia il grande compito che la storia vi sta consegnando, caro prof. Pancho Pardi. Lei non ne sente già il peso tremendo, la cui sfida, però, chiama una risposta energica e orgogliosa?

Sappia che i politici in genere, dipendendo dal consenso, hanno la coda di paglia e che l'unico pericolo che abbiamo ci viene dai loro alleati: il capitale e l'esercito americano.

Queste cose avrei voluto dirgliele pubblicamente, e non solo in privato. Ma va ben lo stesso e lei che ne pensa?

Le auguro buon lavoro, professore.

A presto

Marco Coradin

14 marzo 2004

 

NOTA

(*) Lettera in attesa di risposta. Fracesco (Pancho) Pardi è autore del libro La spina nel fianco. I movimenti e l'anomalia italiana (Milano 2004).

 

 

 

 

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