Marco Coradin     

 

 

Il cuore sotto terapia ghibellina

di Marco Coradin

 

 

 

 

 

CUORE, POSIZIONE ERETTA, SGUARDO DIRITTO E INIZIAZIONE

 

Per Aristotele l'uomo che ha il fuoco dentro si alza, assume una posizione eretta (1), si differenzia dagli altri animali presso i quali predomina l'elemento terra.  E' il cuore infuocato dell'uomo, l'organo (così affetto) che gli permette di elevarsi al di sopra degli animali della terra. E' questo stato di affezione del cuore che rende l'uomo più propriamente umano.

E ciò serva a difesa anche di Rousseau. Qualcuno, infatti, lo ha accusato di riportare l'uomo a 4 zampe, perché non ha capito il suo cuore. Il cuore infuocato dell'uomo spirituale, dell'homo novus, del rinato.

Ecco che chi ha un cuore infuocato non abbassa neppure lo sguardo. I suoi occhi sono tizzoni ardenti. Egli è il perfettamente uomo, lo è letteralmente perchè l'antropos o guarda diritto a sé o alza gli occhi al cielo, cioè al Padre Celeste.  L'antropos è l'uomo della religione del cielo, non di quella della terra. L'uomo della terra tiene lo sguardo abbassato, è lo schiavo delle potenze della natura, cioè in definitiva degli ordini sacerdotali femminili.

Guenon dice che l'uomo ordinario deve passare attraverso una "seconda nascita" per veder sorgere al centro della sua individualità, cioè nel suo cuore, il principio spirituale, che altrimenti resterebbe latente e solo in potenza (2). Come al centro del cosmo c'è il sole, così per gli indù (3) nel cuore (nella caverna) dell'iniziato c'è Agni. E nemmeno gli ebrei contraddicono le funzioni spirituali del cuore pur localizzando luz - il "germe" permenente ed indistruttibile dell'essere, il nucleo d'immortalità - in varie parti del corpo a seconda dello sviluppo spirituale dell'individuo (4).

Per non abbassare lo sguardo bisogna avere il fuoco dentro. O lo sguardo infuocato (come arma, tizzone ardente, occhio che focalizza, che mette fuoco alle cose).

Il fuoco interiore è il cuore che si esprime attraverso l'occhio che emana energia. Il sole del cuore non è disgiunto dal sole del ventre (dal plesso solare). Da un punto di vista aristotelico l'anima vegetativa (il plesso solare) deve essere congiunta all'anima sensitiva (il cuore e i sensi).

Anche nel nous, cioè nell'anima intellettiva, c'è un rapporto con la luce. Il nous è la facoltà più divina dell'uomo, appunto perché contempla il divino attraverso un'attività attiva e passiva di illuminazione.

Il cuore vede. Lì si è aperto il terzo occhio. E difatti l'occhio dell'anima sensibilmente malata (di nervi) esprime quello stato fisiologico. Il terzo occhio parla, parla dell'anima.

 

SACRO CUORE DI GESU'

Il cuore è incarnato. Ha le sue radici nel corpo umano.

Il cuore sofferente è un cuore terreno.

Il cuore di chi ha molto sofferto è un cuore superiore, perché è un cuore maggiormente capace di superare i dolori. Cuore fa rima con dolore, più che con amore (femmineo).

 

CUORE POTENTE

C'è un processo di evoluzione per volontà di potenza del cuore. Il cuore che vuole continuare a vivere, che vuole ancora pulsare e portare vita. Che dà luce e non solo calore.

Il cuore che si raffina è un cuore infuocato e spirituale. Quello debole e sentimentale è un cuore pieno di acqua (5), un cuore di lacrime che alle volte è paludoso, fetido.

C'è un sole che riscalda il petto dell'uomo. C'è un sole che muove.

C'è un sole che ha già asciugato la palude, l'elemento più pesante, la presenza in esso di terra ed acqua.

Questo cuore è più leggero: è fatto di aria (spirito) e fuoco. E' il fuoco del cuore che lo fa ardere dentro. Che lo fa gioire di se stesso. Che lo fa camminare in posizione eretta. Che lo fa guardare in alto, a Dio.

L'uomo solare é infuocato. Lui ha fiamme che bruciano, che si alzano e illuminano la notte. Il sole è sole che illumina di giorno. La notte è buia; solo la luna può rischiararla un po'. La notte è notte per tutti coloro che non conservano nel proprio petto il fuoco del sole e illuminano tutto attorno. Sono delle fiaccole nell'oscurità, che contendono alla luna il suo ruolo. E hanno una pessima compagnia perchè la luna è fredda, rifrange la luce che non gli appartiene. Non arde.

La luna è fredda, non ha vita perchè non lotta, non vive la guerra. Presso di lei c'è solo la morte.

La luna confonde le idee. Nasconde la morte.

E' il cuore che riscalda e illumina. E' il nous che dà luce.

C'è un cuore potente che è umano, e un nous potente che è divino. Il cuore potente è sempre in atto. Brucia ma non si consuma. E' un cuore attuale. E' un cuore attivo, perché non subisce la combustione, che non si consuma o dissipa.

L'attività propria del cuore è bruciare, cioé assimilare il simile a sè. Spiritualizzare, rendere simile.

Il cuore bruciando spiritualizza. Il cuore produce fuoco. Non è che consumi, quindi impoverisca. Ma produce. Il suo fuoco produce il fuoco.

Cuori infuocati non possono che creare cuori infuocati.

Focalizzare lo sguardo è guardare col cuore. Immobili e ardenti.

Si è consacrato l'altare e il tempio alla divinità. Si è acceso il proprio fuoco. E' un fuoco che cuoce. L'uomo si prepara alla propria cottura. Si raffina, si trasforma. Ma va servito freddo. Perché rigenera il fuoco, perché è dinamite per tutti. L'uomo come incendiario. L'uomo arrostito al suo fuoco vivo. L'uomo lesso perde l'acqua e si indurisce: non è più digeribile, né masticabile. L'uomo non è più carne d'agnello, non è più capro. Ma uomo temperato, carne arrostita per troppo tempo, quindi indurita, oramai poco sensibile.

Il cuore indurito è immangiabile. Ma il suo cuore non è morto. Continua a pulsare e a lavorare. E' un cuore duro che continua a bruciare. E' il suo nucleo atomico. Il suo reattore nucleare.

Ma l'uomo non è una bomba ad orologeria, perché non scoppia, non deflagra.

L'uomo è! Punto e basta.

Non c'è uno stimolo che possa provocargli una trasformazione. Anzi è il contrario. Perchè ogni stimolo (elemento) che gli viene è reso simile a lui. Viene assunto. Viene consumato e reso fuoco.

C'è un fuoco che arde che nessuno può spegnere. E' un fuoco che ha consacrato a Dio. L'uomo è custode di ciò che non può essere rubato. E' un custode che vive tranquillamente.

L'uomo ha il compito di rendere ordinato l'afflusso presso di sè degli infreddoliti. L'uomo è la polizia di se stesso. Mette ordine. Vuole che ci sia un ordine pubblico. E che ci sia un servizio di asporto rifiuti. Ecco il senso dell'igiene, della cura del corpo, del digiuno. Ecco la pulizia nei rapporti. E soprattutto ogni tanto bisogna scacciare i parassiti.

L'uomo, incendiario, ha la propria lingua di fuoco. Sa sputare fuoco. E' quindi un profeta.

Forse Ezzelino III da Romano (il potere imperiale) ha arrostito anche il cuore di noi montagnanesi. Ora conosciamo il fuoco, e abbiamo incarnato un cuore arrostito, duro.

Ma il nostro cuore arrostito e biscottato non è stato mangiato. Ezzelino ci ha solo sacrificato, perché avevamo il cuore tenero. Non conoscevamo la distruzione del fuoco dentro il nostro corpo.

Il nostro cuore arrostito non dimentica. Perché ora non è più un cuore che può spasimare, ma un cuore duro che è in atto, che non trema e così può costruire realtà. E' un fuoco latente che scotta!

 

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NOTE

(1)   Si regge su due gambe e usa il sostegno della propria colonna vertebrale.

(2)   cfr. R. GUENON, L'Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, cap III. Altrove Guenon dice: "l'iniziazione, come seconda nascita, non è altro in fondo che l'attualizzazione nell'essere umano del prncipio stesso che, nella manifestazione universale, appare come Avâtara eterno", il germe spirituale che domina l'Uovo del Mondo (R. GUENON, Considerazioni sulla via iniziatica, Genova 1987, p. 393).

(3)   cfr. Katha Upanishad, 1^ Vallî, shruti 14.

(4)   Guenon distingue tra: 1) uomo ordinario in cui luz si trova alla base della colonna vertebrale, 2) uomo in rinascita in cui luz si manifesta germinando nel cuore, 3) uomo perfetto e reintegrato nello stato primordiale in cui luz si trova nell'occhio frontale e infine 4) uomo superato verso l'Identità Suprema, in cui luz si trova sulla corona della testa (cfr. GUENON, Considerazioni sulla via iniziatica, p. 393).

(5)   E’ questa l’impressione che esce dall’enciclica di Pio XII Haurietis aquas, che cioè, pur cercando senza richiamare la fuoriuscita dal costato dell’acqua dello spirito dalla pleura del Salvatore che è mista a sangue (Gv. 19,34), sembra non cogliere la portata superumana del cuore di Cristo che invece non piange ma arde come il sole.

 

 

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