Marco Coradin     

 

 

Reti, produzione della conoscenza e PD: un'osservazione critica con proposta politica di distinzione tecnica (*)

di Marco Coradin

 

consigliere provinciale delle Acli di Padova

 

 

 

Gent.le Direttore,

                  sono entrato casualmente nel sito dell’organizzazione politica “Associazione per il Partito Democratico di Padova” e ho avuto la spiacevole sorpresa, lavorando su una sua qualsiasi pagina web che volevo stampare agevolmente senza lasciar fuori nulla, di scoprire che il sito, realizzato con l’utilizzo di un certo PortaleUnico (che – per inciso - cura anche il sito del sindaco Zanonato) che è un marchio registrato, ha il copyright non dell’associazione proprietaria del dominio dello stesso e immagino produttrice del contenuto culturale e politico che ivi risiede, ma lo ha dell’azienda (in questo caso una srl) che lo ha ideato e creato e che quotidianamente lo gestisce. Insomma, chissà perché mi sarei aspettato che un organizzazione come l’Associazione per il Partito Democratico di Padova volesse promuovere il dibattito e la cultura politica con la pubblicazione per proprio conto non solo di contenuti su supporti cartacei (ad esempio, opuscoli e libri), ma anche su quelli informatici com’è considerato normalmente un sito web. E invece, ahimè, avendo quest’ultimo il copyrigh di un’azienda altra, è evidente che è la stessa, e non l’Associazione per il Partito Democratico di Padova, ad essere anche proprietaria dei suoi contenuti immateriali (ad esempio: dei manifesti e documenti politici, dei dati organizzati in network, degli interventi dei leader ecc.) (1) e se li ha in detenzione, com’è chiaro, ce li ha sia per esigenze di maggior sicurezza informativa, sia anche per valorizzarne la conoscenza. La cosa, per quanto mi riguarda, non fa una piega per cui non protesto affatto. Tuttavia avrei preferito che un’organizzazione che promuove la costituzione di un partito, com’è il PD, avesse ben chiara la distinzione tra tecnica e politica e quindi evidenziasse maggiormente che essa è estranea da quella economia aziendale della conoscenza che si chiama capitalismo delle reti, che non ha niente a che fare con associazioni o partiti, ma ha molto a che vedere con le imprese.


(*) Testo inviato a “Il Mattino” di Padova domenica 27 gennaio  2008 in attesa di pubblicazione.

 

NOTA

(1) Sarebbe come dire che anziché dare spazio al pensiero di politici cioè di uomini che danno direttive in proprio, ospita quello di interpreti e araldi la cui tribù "acquisisce direttive che sono pensate da altri e le impartisce una seconda volta ad altri" (cfr. PLATONE, Politico, 260d). 

 

 

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