Marco Coradin     

 

 

Meglio associazione che famiglia anagrafica (*)

di Marco Coradin

 

consigliere provinciale delle Acli di Padova 

 

 

 

Egregio Direttore,

                   desidero intervenire in merito al fatto, che è stato raccontato [1], circa tre ragazze straniere che hanno ottenuto il certificato di famiglia anagrafica dal Comune di Padova. Dalla lettura si evince che il vincolo affettivo tra le tre è di “amicizia” e ciò significa che vivono insieme “come se” [2] fossero sorelle. Il che vuol dire che se le stesse reputano che, ad esempio, la cointestazione di un contratto d’affitto che sancisce la loro coabitazione non è sufficiente e occorra valorizzare maggiormente i vincoli e le relazioni “fraterne” che hanno tra di loro - tanto che arrivano al mutuo soccorso [3] -, non è in un istituto giuridico assimilando alla famiglia che si deve trovare soluzione applicativa, ma in una libera forma d’unione di tipo associativo. Insomma le forme d’affetto sono plurali [4], tanto quanto le forme d’unione [5], e in questo caso, essendoci amicizia fraterna, cioè solidarietà [6], probabilmente solo un’associazione (o di promozione sociale o una di volontariato) sarebbe quella che meglio individua il valore e la ricchezza dei legami della loro coabitazione. Tuttavia, se la questione è il riconoscimento di maggiori diritti, questi non possono essere che individuali e le tre non possono che essere agevolate come singole persone e preferibilmente solo a livello fiscale. Altrimenti il “come se” [7] della sororità [8] ci conduce anziché a relazioni vere, donative e gratuite alla rappresentazione di relazioni false mosse esclusivamente da un interesse micro-corporativo che l’istituzione pubblica non può riconoscere.

 

(*) Pubblicato - senza note - ne Il Mattino di Padova di sabato 31 marzo 2007, p. 17.



[1] cfr. C. BACCARIN, Tre ragazze, una famiglia ne “Il Mattino di Padova”, sabato 17 marzo 2007, pp. 1 e 23.

[2] Vivono insieme, cioè, secondo una pratica di « fictio juris ».

[3] cfr. T. HOBBES, De cive, V, 4.

[4] cfr. ARISTOTELE, Etica nicomachea, 1155 a 1 – 1172 a 15.

[5] Ciò contrasta col principio dell’uniformità o, se vi vuole, con la logica di potenza che risiede nel pensiero unico della novità formale che si afferma polemicamente sulla distruzione catastrofica delle forme vecchie, che compare nella farmacia del nuovo ordine liberale rivoluzionario di: U. CURI, Il farmaco della democrazia. Alle radici della politica, Milano 2003, p. 14.

[6] cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, §§. 1939-1942.

[7] Per approfondire questo tema si può, ad esempio, leggere: H. VAIHINGER, La filosofia del “come se”. Sistema delle finzioni scientifiche, etico-pratiche e religiose del genere umano, trad. it. di F. VOLTAGGIO, Roma 1997.

[8] cfr. ACLI, Allargare i confini. Sulla rotte della fraternità nella società globale. Orientamenti verso il XXII Congresso delle Acli 1-4 aprile 2004, pp. 13-16.

 

 

 

 

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